Tag: Consumo di suolo

Urbanmeta, l’intervento al Convegno FIAIP a Casa su Misura

Durante il convegno organizzato da FIAIP a Casa su Misura si è parlato anche di Urbanmeta.

In occasione di Casa su Misura, la più grande fiera dedicata all’arredamento e all’edilizia del Nord Est, si è tenuto un convegno promosso da FIAIP (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) per discutere della sfida decennale per la ripresa economica, il recupero edilizio e la tutela ambientale.

Tra i protagonisti anche l’Arch. Giuseppe Cappochin, Pres. dell’Ordine degli Architetti di Padova e portavoce di Ubranmeta, che ha sottolineato non solo l’importanza, ma anche la grande novità rappresentata da Urbanmeta:  “Tutti parlano di rigenerazione urbana ma all’atto pratico si fa poco. La politica è ferma. In Veneto, però, è nata un’iniziativa unica nel suo genere. Diciannove tra categorie economiche, associazioni ambientaliste, sindacati e università hanno dato vita a un coordinamento, Urbanmeta, che consegnerà alla giunta regionale alcuni emendamenti alla proposta di legge regionale sul consumo di suolo zero”.

L’articolo integrale sul convegno FIAIP è disponibile sul sito Quotidiano Casa.

Con UrbanMeta lavorano insieme ambientalisti e costruttori

Con UrbanMeta lavorano insieme ambientalisti e costruttori, articolo di Cristiano Cadoni pubblicato dal Mattino di Padova il 30 agosto 2015

In diciotto, allo stesso tavolo. Ci sono gli industriali, i costruttori edili (Ance) e gli ambientalisti di Legambiente.

Ci sono geologi, psicologi, architetti, ingegneri e urbanisti, ma anche agronomi e forestali. C’è Unioncamere e ci sono i sindacati, l’istituto di Bioarchitettura e l’Unione veneta bonifiche, i Gruppi d’azione locale e l’Università di Padova.

È il gruppo di Urbanmeta, un caso unico a livello nazionale, che vede il Veneto aprire la strada del dialogo trasversale fra categorie apparentemente lontane fra loro sul tema della Rigenerazione urbana sostenibile.

Il cammino è iniziato nel luglio 2014, ha già prodotto cinque conferenze internazionali e una pubblicazione sugli eco-quartieri.

Una proposta di legge condivisa sul contenimento del consumo di suolo

Ma soprattutto sta per portare a un primo straordinario risultato: una proposta di legge, che potrebbe essere consegnata alla giunta regionale prima di fine anno, sul contenimento del consumo del suolo.

Condivisa da tutti, ovviamente, perché l’obiettivo di Urbanmeta è fare sintesi partendo da posizioni differenti, per non dire contrapposte, e arrivare infine a una strategia di rigenerazione urbana.

I diciotto soggetti che hanno aderito al gruppo hanno firmato un “patto per tornare alla città”, ossia un manifesto che ha sei obiettivi:

  • individuare le azioni e le politiche per riqualificare le città, trascinando l’economia fuori dalla crisi;
  • fare delle città luoghi accoglienti e sicuri;
  • ridurre il consumo di suolo e di energia attraverso la riqualificazione energetica, ambientale e sociale di parti delle città storiche;
  • individuare strategie a lungo termine e modificare gli attuali metodi di approccio alla pianificazione urbanistica;
  • cercare risorse (a Roma e a Bruxelles) da investire nelle città per mitigare i disagi, promuovere innovazione e sviluppo, «senza dimenticare che ogni euro di denaro pubblico investito nella sostenibilità urbana ne attrae 3-4 dal settore privato»;
  • sollecitare l’attivazione di politiche urbane, da troppo tempo assenti nelle agende dei governi, nazionali e regionali.
UrbanMeta-intervista-all-Arch-Cappochin-Ospedale-Padova

UrbanMeta, intervista all’Arch. Cappochin

Padova, sull’ospedale si gioca il destino della città. Intervista all’Arch. Giuseppe Cappochin, coordinatore di UrbanMeta, a cura di Cristiano Cadoni. Pubblicata sul Mattino di Padova il 30 agosto 2015.

Il 2050, fra trentacinque anni, domani. Le città del futuro nascono solo davanti agli occhi di chi sa guardare lontano.

A Padova c’è qualcuno che lo sta facendo? È una domanda che Giuseppe Cappochin si sente fare spesso, come architetto (e presidente dell’ordine della provincia) e ancora di più come coordinatore di Urbanmeta, il gruppo di lavoro che da un anno sta lavorando alle strategie di Rigenerazione urbana sostenibile.

Nel Veneto non c’è un caso come quello di Padova, città che attorno al suo ospedale deve rigenerarsi, riorganizzarsi, rilanciarsi. Ma prima di tutto chiarirsi le idee, perché in pochi mesi si è passati da un progetto di ristrutturazione del vecchio a una nuova struttura a Padova ovest e poi a Padova est e adesso, forse, chissà.

«Si cambia collocazione, apparentemente senza un perché», esordisce Cappochin, dopo aver premesso che «Urbanmeta si occupa del tema su scala regionale», ma anche che «il caso di Padova con il suo ospedale è unico ed emblematico» e dunque non si può fare a meno di seguirne gli sviluppi.

«Va bene San Lazzaro? Ok, allora facciamo uno studio preliminare su quell’area. Però non possiamo fare un piano separato per la zona industriale, perché altrimenti manca una visione strategica d’insieme. Intorno all’ospedale bisogna costruire condizioni favorevoli per l’insediamento di multinazionali della sanità e per l’università. E dobbiamo immaginare i collegamenti. Invece, solo per fare un esempio, si discute di spostare in zona industriale le sale giochi, così da ridurne l’impatto sul centro città. È una visione limitata, che non considera i riflessi, i problemi, le potenzialità dell’insediamento».

Cappochin non lo dice, ma lo fa capire: è un modo vecchio di immaginare il futuro. «Non si può più pensare a una città come prodotto di tanti piccoli interventi, così come non si possono più mettere le auto al centro di ogni progetto. Prima vengono le persone e i loro bisogni. Con il gruppo di Urbanmeta abbiamo studiato le città che in Europa sono all’avanguardia nella rigenerazione e abbiamo capito che lavorano in un altro modo. Se si costruisce un polo di attrazione, che densifica una zona, lì si mettono più servizi e il massimo della qualità. E nella progettazione dei trasporti si parte dalla mobilità pubblica e da quella lenta, studiando i parcheggi per le bici e quelli di scambio. Ovunque la priorità è offrire un trasporto pubblico che costi meno e sia più veloce»

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C’è bisogno di uno sguardo lungimirante

Serve uno sguardo lungimirante, dunque. «In Finlandia, in Francia, in Germania, in Svezia stanno programmando per il 2050», prosegue Cappochin. «E non per rinviare i problemi, come si fa in Italia. Ma dandosi un cronoprogramma stringente. Poi, certo, servono soldi per cambiare le città. In Francia hanno stanziato 12 miliardi di euro per sei anni e sono certi che l’investimento farà girare 44 miliardi. Hanno individuato 600 quartieri da rigenerare, hanno stipulato 400 contratti e concentrano tutti i fondi europei a disposizione in un unico asse, mentre noi li disperdiamo in mille rivoli».

Il Veneto, è stato calcolato, da qui al 2020 può accedere a 2,2 miliardi di finanziamenti europei. Come saranno spesi? «Bisogna avere idee chiare», insiste Cappochin.

«Le indicazioni che ci arrivano da chi è più avanti di noi suggeriscono di individuare un’eccellenza – come è l’ospedale per Padova – e costruirci intorno un’economia, richiamando gli investimenti privati. Ma dobbiamo dare certezza dei tempi e degli obiettivi, cosa che qui non c’è».

Le ricadute, anche quelle, sarebbero certe. «Si parla tanto dell’edilizia in crisi, ma non si considera che su un giro di 120-130 miliardi impegnati nel sistema costruzioni in Italia, almeno 80 sono destinati a ristrutturazioni e in manutenzioni ordinarie», spiega l’architetto.

«Qui abbiamo quartieri privi di servizi, case vecchie e non più sostenibili energeticamente. Ci sono dunque opportunità di lavoro enormi, se si pensa a una riqualificazione delle città».

Se poi il ragionamento si sposta all’attuale ospedale e al futuro del centro città, una volta trasferito il polo sanitario, la linea non cambia: bisogna comunque saper immaginare un altro futuro.

«Demolire? La risposta non è così netta», risponde Cappochin. «In Francia si parla di remodellage intendendo che nelle zone degradate o abbandonate si recupera una parte, un’altra la si elimina e così si aprono spazi per l’arricchimento urbano e architettonico. A Padova abbiamo migliaia di fabbricati vuoti, sfitti, sui quali si dovrebbe ragionare. Molte sono strutture colabrodo sotto il profilo energetico, troppo vecchie per essere recuperate. La certezza è che il futuro non prevede una ulteriore esplosione delle città, semmai un’implosione. E che comunque, per tutto, serve la leva dei soldi. Senza investimenti dello stato, non si può fare molto».