Corriere del Veneto: Urbanmeta, il think tank veneto contro il consumo del suolo

Dagli ambientalisti alle imprese edili: idee sintetizzate in un documento presentato alla Regione che dovrà arrivare a un testo unico entro l’anno

Un fronte unito, dai consorzi per la gestione delle acque ai geologi, da Legambiente all’Ance, contro il consumo di suolo.

Anzi, a favore di una riqualificazione dell’esistente che potrebbe fare da volano anche a una nuova primavera per il comparto dell’edilizia. Mercoledì un convegno a Cortina ha fatto il punto sui risultati di oltre un anno di lavoro da parte del coordinamento Urbanmeta, un’idea di Giuseppe Capocchin, presidente degli Architetti di Padova che ha coinvolto tutti gli attori, università, Istituto nazionale di bioarchitettura e urbanistica fino a Confindustria Veneto che ha aderito qualche mese fa.

Il documento.

Ne è uscito un articolato documento presentato un paio di settimane fa in Regione e ora allo studio della Seconda Commissione Consiliare per poter arrivare ad un testo unico entro l’anno, testo che sarà poi discusso in Consiglio per la prossima primavera.

Il presidente Luca Zaia si è interessato in prima persona a questo think tank che copre tutti i colori che vanno dagli ambientalisti alle imprese edili con cui ha stretto un patto: gli emendamenti al ddl 14 sul consumo di suolo in Veneto sarebbero stati presi in considerazione a patto fossero frutto di una posizione unitaria. E così, contro ogni previsione, è stato.

In Veneto si consuma troppo suolo.

«È stato un arricchimento reciproco – commenta Capocchin – e il tema era decisamente maturo ormai». Peggio del Veneto, infatti, solo la Lombardia. Si è passati, infatti, dal 4,8% degli anni ’50 all’11,1% del 2013, ultimo dato rilevato dall’Ispra.

Una soglia di non ritorno soprattutto per una regione che si ritrova per il 40% del territorio al di sotto del livello del mare e quindi ad alto rischio idrogeologico. Parole d’ordine «contenimento del consumo di suolo» e «rigenerazione urbana» per un «coordinamento orizzontale», paritetico che è un unicum in Italia visto che coinvolge 19 soggetti della società civile (università di Padova e Iuav di Venezia, ordini professionali, ambientalisti, sindacati, costruttori, consorzi di bonifica fra gli altri).

Obiettivo consumo di suolo zero.

«Oggi abbiamo spiegato la filosofia di fondo che corre fra ciò che è la riqualificazione urbana, cioè interventi di riqualificazione di immobili su iniziativa privata e la rigenerazione urbana che non si limita all’immobiliare ma tocca anche ambiti come il sociale o l’idraulica. E, comunemente sono iniziative pubbliche. – spiega il direttore generale di Ance Veneto Enrico RamazzinaBastano pochi numeri per capire l’entità del fenomeno: negli ultimi 12 anni sono stati consumati circa 4200 ettari di terreno sui 450mila ettari di cui è composto il Veneto. L’obiettivo oggi è arrivare a un consumo netto di suolo pari a zero. Vale a dire che se si costruisce 10 e si riqualifica 10 si va in parità in qualche modo».

Rigenerazione urbana.

Un punto su cui tutti concordano è che la via da seguire, sul fronte del mattone è una sola: riqualificazione dell’esistente. «Bisogna dedicarsi alle nostre città – continua Ramazzina – che hanno tanto bisogno di interventi di manutenzione ma anche di aggiornamenti dal punto di vista del consumo energetico. Snodo cruciale sarà avere un’amministrazione snella che faccia viaggiare veloci i progetti. Naturalmente tutto questo è nato sulla base di precise direttive europee. Ci auguriamo ci saranno anche incentivi per la riqualificazione previsti con un fondo di rotazione ad esempio».

La palla in questo senso passa alla Regione. Convinto che «se non ora quando?» è Capocchin che sottolinea «Noi non ci fermiamo, la rete orizzontale che abbiamo creato con Urbanmeta si sta già preparando per il prossimo passo, un lavoro sul le capitali verdi europee. Faccio notare che nessuna città italiana è neppure mai stata candidata. Noi studieremo i criteri che portano alla qualità della rigenerazione. E poi chissà».

Una scelta obbligata.

Sulla stessa linea anche i sindacati. «Non è più questione di decidere se puntare alla riqualificazione dell’esistente – spiega Dario Verdicchio, segretario generale di Fillea Cgil il mercato ha già deciso. Nell’andamento del settore vediamo i segnali di quello che sarà il futuro. Già oggi le imprese e i lavoratori sono maggiormente impegnati nella riqualificazione rispetto alle nuove edificazioni con un rapporto che supera il 60-40. È un’inversione di tendenza evidente in cui pesano, certo, le contrazioni del settore stesso (-7000 imprese e -41.000 occupati dal 2008 a oggi). In Veneto le case invendute sono 46.050 e circa una su quattro è nuova. È evidente che si dovrà puntare sulla riqualificazione e, nel caso del nuovo, su qualità molto alta che viene già richiesta ad esempio sul fronte del consumo energetico».

A volte la crisi economica si trasforma in una possibilità, lo dice con una battuta Capocchin «senza la crisi oggi non saremmo tutti qui a pensare alla riqualificazione e alla rigenerazione urbana».