Consumo di suolo, siamo assediati dal cemento. I cantieri non si fermano.

Consumo di suolo, siamo assediati dal cemento. I cantieri non si fermano. Il report del convegno di Spinea (VE) a cui ha partecipato anche UrbanMeta.

Riportiamo l’articolo di Filippo De Gaspari pubblicato su La Nuova di Venezia e Mestre con il resoconto del convegno “Suolo bene comune o di consumo” a cui ha partecipato anche UrbanMeta.

Assediati dal cemento

«Solo nel Miranese, tenendo conto di alcuni progetti in divenire, nei prossimi anni verranno cementificati altri 240 mila metri quadrati di territorio, pari a 33 campi da calcio».

L’allarme parte dal tavolo della conferenza “Suolo bene comune o di consumo”, svoltasi a Spinea, che ha messo di fronte esperti, politici e gruppi impegnati nel mettere un freno all’urbanizzazione selvaggia. Se ne parla in una città simbolo, seconda in Veneto, dopo Padova, per densità abitativa: 1.800 abitanti per chilometro quadrato.

«E nonostante l’alto numero di immobili invenduti e inutilizzati», denunciano i 5 Stelle Massimo De Pieri ed Emanuele Cozzolino, deputato, «si continua a costruire».

Un allarme a cui si associano gli studiosi: «Non si discute il fatto che durante alcune fasi della crescita economica il suolo sia trasferito dall’agricoltura ad altre attività in grado di generare maggior flusso di reddito», spiega il professor Tiziano Tempesta, dell’Università di Padova, «il vero problema è che si sono innescati fenomeni di spreco di aree coltivate e non si sono mai valutati i costi sociali dell’artificializzazione di suoli. Spesso dietro la realizzazione di infrastrutture si è nascosto l’obiettivo di creare aspettative di rendita urbana: si costruisce una strada, modificando l’accessibilità del territorio e così se ne trasforma l’appetibilità a fini insediativi»

A Spinea è successo proprio questo: «Questa terra era luogo di piccole frazioni e ville venete», spiega Michele Boato, dell’Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, «ma a partire dal 1945 ha iniziato a crescere la percentuale di urbanizzazione fino all’attuale 30% di superficie occupata da immobili più un 10% fra strade, parcheggi, rotonde e svincoli».

Alla serata è intervenuto anche don Albino Bizzotto, dei Beati costruttori di pace, che ha citato l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco sulla “cura della casa comune” madre terra. «La terra è un soggetto vivo», ha concluso il sacerdote, «non basta pensare a non consumarla, vanno riparati i danni fatti finora».

Bisogna invertire la rotta

Da Spinea parte dunque la missione: urgente e necessario invertire la rotta. Le proposte non mancano. Per Domenico Finiguerra, cofondatore del forum Salviamo il paesaggio e già sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano), primo Comune a consumo di suolo zero: «Ci sono milioni di case vuote, ma nonostante ciò si continuano a costruire nuovi insediamenti per nuovi residenti».

Per Lorenzo Benvenuti, della Federazione ordini dottori agronomi e forestali del Veneto e rappresentante di UrbanMeta: «Categorie economiche, professioni, Università, costruttori, ambientalisti hanno costituito UrbanMeta, un tavolo di lavoro per affrontare il tema della rigenerazione urbana sostenibile delle città. L’obiettivo è ridurre il consumo di suolo fino ad azzerarlo entro il 2050, sostenendo strategie e azioni per il ripristino della naturalità e degli ecosistemi, anche in ambito urbano».