Con UrbanMeta lavorano insieme ambientalisti e costruttori

Con UrbanMeta lavorano insieme ambientalisti e costruttori, articolo di Cristiano Cadoni pubblicato dal Mattino di Padova il 30 agosto 2015

In diciotto, allo stesso tavolo. Ci sono gli industriali, i costruttori edili (Ance) e gli ambientalisti di Legambiente.

Ci sono geologi, psicologi, architetti, ingegneri e urbanisti, ma anche agronomi e forestali. C’è Unioncamere e ci sono i sindacati, l’istituto di Bioarchitettura e l’Unione veneta bonifiche, i Gruppi d’azione locale e l’Università di Padova.

È il gruppo di Urbanmeta, un caso unico a livello nazionale, che vede il Veneto aprire la strada del dialogo trasversale fra categorie apparentemente lontane fra loro sul tema della Rigenerazione urbana sostenibile.

Il cammino è iniziato nel luglio 2014, ha già prodotto cinque conferenze internazionali e una pubblicazione sugli eco-quartieri.

Una proposta di legge condivisa sul contenimento del consumo di suolo

Ma soprattutto sta per portare a un primo straordinario risultato: una proposta di legge, che potrebbe essere consegnata alla giunta regionale prima di fine anno, sul contenimento del consumo del suolo.

Condivisa da tutti, ovviamente, perché l’obiettivo di Urbanmeta è fare sintesi partendo da posizioni differenti, per non dire contrapposte, e arrivare infine a una strategia di rigenerazione urbana.

I diciotto soggetti che hanno aderito al gruppo hanno firmato un “patto per tornare alla città”, ossia un manifesto che ha sei obiettivi:

  • individuare le azioni e le politiche per riqualificare le città, trascinando l’economia fuori dalla crisi;
  • fare delle città luoghi accoglienti e sicuri;
  • ridurre il consumo di suolo e di energia attraverso la riqualificazione energetica, ambientale e sociale di parti delle città storiche;
  • individuare strategie a lungo termine e modificare gli attuali metodi di approccio alla pianificazione urbanistica;
  • cercare risorse (a Roma e a Bruxelles) da investire nelle città per mitigare i disagi, promuovere innovazione e sviluppo, «senza dimenticare che ogni euro di denaro pubblico investito nella sostenibilità urbana ne attrae 3-4 dal settore privato»;
  • sollecitare l’attivazione di politiche urbane, da troppo tempo assenti nelle agende dei governi, nazionali e regionali.